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10 maggio 2008:
Lussuria senza lusso. Il
caso di Marianna B. cento anni prima di Freud.
Questo breve scritto (estratto e rivisto da una mia prima presentazione
pubblica del “caso Marianna B.” al Corso 2005-2006 di
Studium Cartello), costituisce la presentazione di un caso tratto da
un antico libro (Carlo Cavalli, Storia ragionata di straordinaria
malattia che dura da vent’otto anni, 1834, ed. G.Crespi, Milano) che
è nostra intenzione ripresentare e ripubblicare prossimamente.
Due premesse.
La prima, è che sarebbe
sbagliato pensare che un libro scritto nel 1800 possa riportare qualcosa
di simile a una “archeologia” dell’isteria.
Non faremo un resoconto alla
“Indiana Jones”: “alla ricerca dell’isteria perduta”.
È l’isteria oggi, non è
archeologia.
Anche se oggi il “DSM”
ha perso l’isteria, anche se oggi è raro vedere ancora un arco isterico,
anche se lo svenimento da film è stato sostituito da altri sintomi…
questo non significa che l’isteria non sia esattamente la stessa,
identica, ripetitiva: “la nevrosi non è nei suoi sintomi”! come
ammonisce Freud.
Annotava Giacomo B. Contri
(a Milano, durante il Corso di Studium Cartello in cui
esponevo questo caso): “il drammatico (ridicolo) arco isterico io
l’ho visto una volta. Questa ostensione è pure comica, è una cosa
davvero da saltimbanchi. Se ci si guarda in giro, anche solo da come uno
cammina si riuscirà a riconoscere l’arco isterico. Se solo frequentate
il fumetto porno un po’ bello, per esempio quello di Milo Manara, vi
sarà capitato di vedere tutti archi isterici”.
La seconda premessa mi è
stata suggerita da Maria D. Contri durante una conversazione telefonica.
La scienza medica
settecentesca (ed è proprio di questa che si tratta, perché il caso di
cui si parla è dei primi dell’Ottocento) è una scienza che si dimora
capace di una buona osservazione. Il medico è capace di osservare
benissimo quello che accade, si accorge benissimo di certe incongruenze
e le annota (ventitré anni ferma in un letto senza alcuna piaga di
decubito… una paralisi che ogni tanto non c’è… gli arti inerti e
contemporaneamente sensibili alle punture...)
Lo stesso medico che ha in
cura Marianna B. lo annota: “l’annosa osservazione di più e più
secoli somministrava finalmente ai cultori delle mediche scienze
materiali sufficienti per compilare un catalogo assai esteso
delle umane infermità, nosografia nominato”. Il medico è molto
scrupoloso nell’applicare puntualmente questo catalogo, lo segue alla
perfezione. Nel corso della narrazione del presente caso, è evidente una
buona osservazione e descrizione dei sintomi.
Ma, come puntualizzato da J.
Lacan, l’incontro dell’isteria con la medicina, senza quel terzo che è
la psicoanalisi, non conosce altro che il fallimento totale.
Io
ho chiamato il risultato finale dell’incontro tra medico e isteria,
senza la psicoanalisi, “il relitto perfetto”: niente altro che “massa
a due”, secondo la illuminante definizione di Freud in “Psicologia
delle masse e analisi dell’io”. |
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1 gennaio 2008:
"La nostra apsicologica età"
L'augurio per questo 2008, è che non sia un altro anno da aggiungere
alla "nostra apsicologica età" (S.Freud, Una nevrosi demoniaca nel
secolo decimosettimo, 1922).
Che sia cioè l'anno della psicologia che ognuno di noi ha in quanto
ha pensiero.
Propongo a ognuno di rileggere il testo di Freud sopra citato, di
cui tra l'altro appare ora una mia sintesi nella bibliografia
freudiana del mio sito. |
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13
maggio 2007:
Non cade foglia senza vergogna...
Devo a un
colloquio con una amica, Valentina, un pensiero che non mi era
ancora capitato di fare.
Perchè, nella Bibbia, si racconta che dopo il peccato Adamo ed Eva
si coprirono per la vergogna ? E si coprirono cosa ?
La tradizione della foglia di fico vuole che entrambi si coprano le
ormai "vergognose parti intime"... Ma per quale motivo la vergogna
dovrebbe coprire le parti intime "anteriori" e non le "posteriori" ?
Non svolgono forse entrambe la stessa "vergognosa" funzione di
periodica eliminazione organica ?
La risposta è unica e semplice: dietro uomo e donna sono
praticamente uguali, davanti no.
Lo riconoscono anche alcuni miei pazienti che si vergognano sotto la
doccia non per mostrare il "didietro", ma per lo scandalo di offrire
ad altri il "davanti".
E' semplice pensare che ciò che la foglia di fico intende coprire e
colpire, censurare e rimuovere è dunque solo la non obbligatoria ma
possibile convenienza della differenza dei sessi. |
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26
aprile 2007:
Artisti psicotici e passaggi al sublime.
Che esistano "buone
sublimazioni" è una tentazione della psicoanalisi, delle psicologie e
di tanta parte della mentalità comune.
E' una frase da cancellare dal nostro linguaggio, come quella di
"imparare a convivere con la malattia".
La teoria "sublimazione" (cui lo stesso Freud concede troppo) è quella
che sposta qualcosa dal "piano basso del reale" (teorizzato come
istinto) e lo idealizza innalzandolo al "piano alto", nobile, sublime
delle "idee" di platonica memoria.
Ci risiamo con "i piani alti e bassi" della psicopatologia.
Tempo fa, a Genova, mi trovai a visitare una mostra di quadri dipinti
da presunti "pittori", dichiaratamente psicotici: la teoria che aveva
condotto alla loro esposizione, era che essi esprimessero la
"sublimazione della follia" e confermassero che in fondo tutti gli
"artisti" sono dei pazzi trapassati nei piani alti della produzione
artistica.
Annoto soltanto ciò che è bene intuibile: le tele riuscivano solo a
confermare la ripetizione con la povertà creativa della psicopatologia,
pensata come in esilio nell'ideale e nel sublime. |
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13
febbraio 2007:
"... Dio nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto e
cessò... da ogni suo lavoro"
(Genesi 2,2).
Il riposo di Dio...
Confesso di averci messo quaranta anni a comprendere che non fù perchè
egli era (sublimemente!) stanco...
Eppure era così facile pensare che semplicemente si trattava dell'atto
giuridico di lasciare fare all'altro: "ora fai tu!"
Un rapporto di affidabilità che è riconoscimento di un pensiero (di
natura) istituente (creante).
Questo è ciò che a chi lavora consente l'avvenimento del riposo. |
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27
gennaio 2007: La melanconia non si
subisce nè tantomeno si soffre... la melanconia si produce.
E' ormai una ricchissima abitudine
quotidiana: la lettura del Blog dell'amico Giacomo B. Contri.
Consiglio vivamente a tutti di leggerlo e ri-leggerlo: un sano ripetere,
senza coazione, ma con rinnovato piacere.
Pezzi come quello di oggi non lasciano senza parole... anzi... le
producono: cosa di cui sto dando esempio.
La melanconia, vi leggo, "non è uno stato psichico (errore
predicativo - “essere” - della psichiatria) bensì un’azione, e un’azione
pubblica , sociale (“con”), un atto politico".
E' una rivoluzione!
Questo pensiero, rilettura e compimento di Freud, è una rivoluzione!
Capirà meglio chi nella sua vita ha avuto a che fare con un melanconico.
La psicopatologia è un atto, è una produzione, è una istituzione.
Continua G. B. Contri che "non esistono persone che “sono” noiose, ma
persone che compiono l’atto ostile del produrre noia"...
Gliene sono grato... mi aiuta a ri-comprendere anni della mia vita
trascorsi in una compagnia poi finalmente giudicata (dopo lungo lavoro)
come partnership non soddisfacente (e non per avventura, ma per
produzione patologica di qualcuno). |
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1
gennaio 2007:
Buon Anno ! ?
" Potrei augurarLe
una vita molto lunga e felice, come si è soliti fare in simili
occasioni.
Ma me ne astengo; fare degli auguri è cosa a buon mercato e mi
sembrerebbe di ritornare ai tempi in cui si credeva all'onnipotenza
magica dei pensieri.
Con affettuosa devozione, Suo Freud".
(A Thomas Mann, 1935) |
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13
dicembre 2006:
L'uomo, "è malvagio sin dall'adolescenza".
E' la Bibbia a dirlo.
E ne fa una questione anche morale che nascerebbe proprio da lì
.
Cinquanta anni fa si sarebbe subito tradotto "malvagità dell'ebbrezza
sessuale" (sembrava non esistesse altro, anche nei confessionali).
Oggi si tradurrebbe più democraticamente "età dei conflitti dell'io"
evocando le "problematiche dell'età evolutiva" e se ne parlerebbe con
l'esperto di turno, magari nei confessionali televisivi da "Grande
fratello" (e si noti che televisivo non coincide con pubblico...).
Poi interi libri a sviscerare ciò che non esiste: l'adolescenza appunto
(dopo la pubertà, che è un dato tra i tanti, basterebbero pochi atti per
pensarsi im-mediatamente, senza mediazioni, uomo!).
Ciò che è male nella Bibbia, è perdita di quel principio di piacere che
a qualcuno fece augurare di poter tornare in quella legge di beneficio e
di figlio, come ci si pongono i bambini.
Ciò che è malvagio rimane la teoria. |
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27
novembre 2006:
Tradenti o traditori ?: una questione di giudizio.
Si parla tanto di "tradizione", ma guai a dimenticare che qualunque
eredità è fatta di crediti e di debiti.
Niente del passato può essere accolto come materiale di lavoro senza
quel "vaglio critico" che è l'esercizio del giudizio: ma per fare questo
passaggio occorre la fiducia nel pensiero.
La mancanza di questa fiducia (e di conseguenza l'assenza totale di
questo passaggio) nella scuola è disarmante. Ricordo spesso una frase
dell'ormai datato film "L'attimo fuggente": professori seduti a tavola
che commentano la mattinata e uno di essi che disastrosamente chiede "
liberi pensatori a 17 anni ? " (sottointeso... " cose da pazzi ! ").
Ci voleva il pensiero di Freud per dimostrare che il bambino di 2, 3, 5
anni è già a pieno titolo un libero pensatore (non un "piccolo
pensatore", come si dice del gioco del "piccolo chimico", un libero
pensatore e basta). Forse un libero pensatore ingenuo, ingenuo quel che
basta per lasciarsi ingannare e mettere lui stesso un dubbio sul proprio
pensiero, ma un libero pensatore e basta.
Quanti anni o secoli ancora dovranno passare perchè anche i cosiddetti
"educatori" (ma non solo loro) possano capirlo ? |
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26
ottobre 2006:
"Tranquillità da tranquillante": tre parole annotate su uno dei miei
foglietti sparsi.
"Ma stai tranquillo!...".
"Ho tanto bisogno di tranquillità!"...
A un uomo che prende posto sul mio divano, mi è capitato di poter
suggerire il vantaggio di una distinzione tra esigenza di "tranquillità"
e desiderio di "pace".
Sulla pulsione di pace (morte) di Freud c'è ancora molto da lavorare...
tutto un altro mondo dalla tranquilla, artificiale, imperativa
tranquillità da tranquillante. |
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15 ottobre 2006: Il pensiero di
Cristo: avere più naso per gli affari.
E' incredibile come per secoli e secoli molti
abbiano ridotto il pensiero di Cristo al robin-hoodismo perverso di
togliere ai ricchi per dare ai poveri.
Un esempio per tutti: un tale (o "giovane ricco") si presenta a Cristo
chiedendogli cosa fare per la soddisfazione (eterna): ciò di cui lui
stesso peraltro dovrebbe avere la competenza.
"Prendi tutto ciò che hai e dallo ai poveri": significa semplicemente
"per avere ciò che hai e averlo così male come vedo, tanto vale che tu
lo dia ad altri che possano farlo fruttare meglio di te, non sei
neppure capace di fiutare ciò che potrebbe essere un investimento,
come per esempio seguirmi per incrementare la tua ricchezza".
Ed ecco che anche su questo "seguimi", è fatto scempio delle parole di
Cristo: ne è stato fatto una "ideologia della sequela" (dovere,
obbedienza, imperativo), anzichè annotare un semplice invito come
accade in molte buone relazioni, quando si desidera condividere il
bene con l'altro (già da quando lo aveva visto, quel tale era stato
amato, risulta agli atti...).
Basterebbe a evitare equivoci di secoli, ascoltare la semplice
spiegazione che Cristo porge ai suoi amici qualche istante dopo: "voi
avete lasciato tutto, perchè dalla vostra posizione di figli-eredi
avete capito che avreste ricavato cento volte di più, un investimento
fatto bene, avete avuto naso per gli affari".
Quel tale invece non era nella posizione di figlio e di erede (la
posizione da cui si capisce il senso di "tutto è vostro"), non si
aspettava nessun supplemento di ricchezza possibile dentro quel
rapporto, gli bastava quello che aveva, non aveva altre ambizioni,
altri sogni, altri desideri. Se ne va via triste perchè pensa solo a
tutto quello che ha e non a quello che potrebbe avere: è un avaro.
Solo un altro esempio della parabola dei talenti.
Niente invito alla povertà quindi, niente condanna della ricchezza
(con buona pace di tutti): solo suggerimento economico di avere più
naso per gli affari (di ogni tipo, amorosi compresi).
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2
ottobre 2006:
Prendono posto sul trono il Re e la Regina.
Mi permetto di mettere in piazza il bellissimo brano pubblicato oggi sul
BLOG del Sito Personale dell'amico eremita Giacomo B. Contri ( " Un
sogno, o la fedeltà coniugale " ).
" Un uomo sposato sogna di fare
l’amore con una donna.
Lo interpreta subito come un sogno
di infedeltà coniugale, tanto che lo racconta con un ovvio
errore letterale: “Facevo l’amore con un’altra donna.
Sbaglia, non è così: faceva l’amore
con una donna, il che è ciò che la sua sposa vorrebbe
essere. Se al risveglio glielo raccontasse questa ne sarebbe
soddisfatta. Idem se il sogno fosse compiuto da una donna.
Saltando passaggi, che cosa è la
fedeltà coniugale? Il suo modello, benché démodé, è
quello del rapporto tra re e regina ossia, più concettualmente
cioè praticamente, tra sovrani: non c’è infedeltà se non è
interrotto questo rapporto (diciamo Carlo Magno e Ermengarda).
Non è l’alcova ma il trono condiviso a decidere della fedeltà.
La sposa sovrana non è una
dell’harem, anche in una civiltà che lo ammettesse, e anche se
le donne dell’harem meritassero il massimo rispetto, anche
quello della sposa.
Fuori dal trono la gelosia è
omosessualità (Freud).
Sposo, attento! Sogna di fare
l’amore con una donna! " |
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15 settembre 2006: La "sindrome di
Stoccolma" e il "complesso di Liverpool".
Considero una vera riuscita, un successo, che la
"sindrome di Stoccolma" non mi faccia venire in mente il caso di Natascha, ma solo il
preludio di un noto vecchio film di James Bond, 007...
E' veramente patologico comunque leggere i giornali di questi giorni e
constatare che troppi non vedano la positività del lavoro
di pensiero di quella donna che ci ha messo del suo nel rapporto per rendere
soddisfacente (come ricorda Giacomo B. Contri sul suo Sito
personale) la lunga convivenza con quell'uomo.
I teorici della psicologia di massa che hanno il bisogno di
rifarsi a una "sindrome di Stoccolma" per spiegare ciò che non comprendendo
in un atto
giuridico di relazione per essi impensabile, riflettano su come la
convivenza stretta di tanti mesi in un piccolo locale da parte di
quattro individui abbia potuto produrre in loro quel "complesso di Liverpool"... chiamato i Beatles... ! |
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11 settembre 2006:
Non di sole torri gemelle:
anche di innamoramento si muore (e si uccide).
Ricevo queste foto da una carissima persona: nella prima si tratta del
balcone di Giulietta (proprio lei... quella impensabile senza
l'innamorato fisso, Romeo) a Verona e nella seconda, a quanto ho
capito, si tratta di un famoso muro situato presso la casa.
Sono rimasto stupito di come nel secondo tempo sia evidente il
risultato finale di innamor-grovigliamento.
Un pomeriggio afoso a Milano, ricordo, sorseggio un drink con una
collega di Urbino la quale, a un certo punto, ascoltando uomo e donna
accanto a noi che parlottano senza ascoltarsi mi sussurra: "Si
'parlano' uno sopra l'altro": mi è tornato in mente guardando questa
foto gremita di segni. Uno sopra l'altro, appunto, uno a
cancellare l'altro, uno a tentare di evidenziarsi ed emergere
sull'altro.
Innamorati... massa a due come li definisce Freud: e qui si vede come
la massa a due pur affannandosi a distinguersi, sempre precipiti
nell'ammasso... si dice anche "ammucchiata"... mi pare... Cantava
F.Guccini: "il peccato fu creder speciale una storia normale...".
E allora perchè stupirsi ? "Se davvero sei innamorato di me -
rimbeccava F. De Andrè ispirandosi ad altri- portami il cuore di tua
madre per i miei cani !" |
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5
settembre 2006:
Con l'inizio dell'autunno, ecco il sito personale di Giacomo B. Contri:
" www.giacomo.contri.name
".
Il piacere di darne notizia sul mio proprio, ormai antico (preziosità in
più, nulla di scontato !), sito personale, non consegue solo
all'attenzione per il lavoro di un preziosissimo e carissimo amico, ma
anche al pensiero che possa qui trattarsi di un nuovo inizio.
Inizio di un lavoro tra "eremiti", amici del pensiero, eremiti
nè solitari nè soli, che
lasciano occupabile, senza obiezioni, il posto dell'altro... |
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1 agosto 2006: Estate.
Estote parati. Cui non consegue essere sempre
pronti in attesa, ma agire in modo tale da... anche nel buon riposo
estivo,
come nel sognare. |
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27 giugno
2006: L'amore è
l'amicizia del pensiero.
E' la frase con cui G.B.Contri ha concluso sabato il Corso di Studium Cartello a Milano.
Desidero offrirla al lavoro di ciascuno, proprio nella piazza di questo sito che
al libero pensiero è pubblicamente, da anni, dedicato.
La sala d'aspetto di Sigmund Freud, non certo a caso, era diventata
luogo di incontro fra "amici del mercoledi sera".
Chi diceva che "l'albero si vede dai frutti" che produce, sapeva parlare
di amore. Freud ha continuato quel lavoro ospite nella sua casa degli
amici del pensiero. A noi continuare. |
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giugno 2006:
Giada mi ha scritto...
Vorrei rispondere ma l'indirizzo mail che mi ha mandato non risulta
attivo: la prego di rifarsi viva. |
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30 marzo 2006:
Gianpietro Séry: "Lussuria
senza lusso. Il caso di Marianna B. cento anni prima di Freud".
Sono gli anni della
rivoluzione francese, corre l’anno1790, è il 21 dicembre.
Marianna Besana, nasce a
Malesco in Piemonte sulla strada che da Cannobio, sul Lago Maggiore,
conduce verso Brig attraversando il Simplonpass.
Con i sette fratelli e
sorelle, appartiene a famiglia di “parenti sanissimi”.
Nei primi cinque anni
della sua vita, la bambina inizia a manifestare alcuni sintomi di
malattia infantile, nonostante sia sostanzialmente sana e bene
sviluppata.
Su di lei è stata fatta
precocemente, dal proprio Medico di famiglia, una diagnosi di “corporea
costituzione assai delicata e di sanguigno e
sensibilissimo temperamento”.
Negli anni che vanno dal
1796 al 1804, Marianna attraversa quello che da Sigmund Freud viene
chiamato “periodo di latenza”.
Otto anni nei quali sembra
non succedere nulla: “godette la fanciulla ridente salute,
svilluppossi assai, e per non comune formosità di corpo, per
grande vivacità, allegria e spirito già gli sguardi attraevasi della a
lei vicina moltitudine. Ilare in ogni tempo, e di sé contenta,
attendeva indefessa alle cure domestiche, ai lavori rurali;…”
Dal 1805 Marianna B. entra
pubblicamente nella pubertà e con essa viene prontamente arruolata
nella tappa evolutiva chiamata “adolescenza”.
Ha appena compiuto i quattordici anni e già le sue prime
mestruazioni suscitano negli adulti che le stanno accanto, il sospetto
e l’attesa del possibile e prevedibile “trauma” adolescenziale
(versione moderna di minacce antiche: “si pungerà la mano con un
fuso...”)...
... E alla fine di
questi percorsi, un pensiero nuovo sarà nato riguardo la cura delle
isterie.
Un nuovo capitolo che
renderà pensabile finalmente l’imputabilità, anche se i pazienti “si
ricordano mal volentieri della loro parte di responsabilità”.
Saranno necessari per questo tutti gli anni di lavoro di Freud, a
partire dalla pubblicazione ancora timida e compromissoria delle sue
“Osservazioni di un caso grave di emianestesia in un paziente
isterico”.
Ma basteranno già
l’abbandono dell’ipnosi e quindi la costituzione della tecnica
freudiana per decretare la fine di quella “massa a due”, ovvero
di quella storica coppia “paziente isterico” – “medico
consenziente”, che per secoli ha realizzato il massacro
sistematico del “corpo pulsionale” (“pensato” misero dall’uno e
“studiato” misero dall’altro, nella forma astratta e teorica
dell’organismo–non corpo della psicopatologia).
Ed è proprio
l’individuazione analitica di quella “massa a due”, “coppia” e
“complicità” opposte e nemiche alla partnership e al beneficio posti
dalla costituzione del bambino (per cui la psicoanalisi imparò ben
presto a tenersi lontana da Medici e da Preti), che credo possa
costituire, con beneficio di ciascuno, la ricchezza particolare di
questo mio scritto.
Non si imputi quindi alla sola inadeguatezza delle conoscenze mediche
del passato se sino alla data di inizio della psicoanalisi freudiana,
come ho ben documentato, la storia dell’isteria (e quindi della
nevrosi) non è stata altro che una povera storia di “relitti
perfetti”, rafforzando il pensiero di Freud che “... le cose non
sarebbero potute andate peggio, dal punto di vista delle prospettive
di un vero ed efficace aiuto medico”.
... Continua... Sabato 8 aprile a Milano, Centro Culturale di Via Zebedia 3, Corso di Studium Cartello, ore 9,30-13,
lezione di Gianpietro Séry. |
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14 marzo
2006: "Cubismo". Movimento artistico ? Ma no ! Oggi curiosando in una
trasmissione televisiva ascolto un dibattito, che mi spiega che "cubismo" è
uno spogliarello fatto ballando su grandi cubi di legno, avviene in
discoteca, le protagoniste sono giovani donne di sedici o diciassette anni,
si fa Milano e altrove...
Le madri presenti sono indignate: "sono delle troiette ! Vergogna !
Scandalo". Che significa: "se lo facessi io, lo farei da troietta"!
Poi tutti che cercano le colpe: latenza della madre, latenza del padre,
latenza della famiglia, latenza della scuola ? Bisogna assolutamente trovare
un colpevole.
Finalmente qualcuno si ricorda che forse hanno un pensiero e
chiede direttamente a loro. Chi "balla coi cubi", commenta
semplicemente: "ci divertiamo, A NOI piace!".
Non lo avesse mai detto... hanno osato interrompere la gara dei sensi di
colpa e hanno posto a tema la LORO decisione, la LORO imputabilità... Come
sempre ha ragione Freud: la meta non è rendere impossibile l'errore, ma
restituire la competenza, la libertà, l'imputabilità di scegliere. |
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8 marzo 2006:
"La femme
n'existe pas" ovvero "La donna" non esiste ( J.Lacan ). "La donna" è una
teoria: mimose alla teoria o all'altro come socio ?
"Salvo rari
casi da haute société e pochissimi altri, non si è quasi mai saputo
concepire la donna in posizione di partner, e una partnership in cui i sessi
siano implicati senza obiezione, che peraltro quando c'è è reciproca.
L'obiezione sui sessi abolisce il partner. Nei Paradisi più diversi non si è
mai saputo bene dove mettere le donne. E se mettercele. Già Agostino ha
dovuto battersi su questo punto (De civitate), e con scarso successo visto
il seguito." (G.B.Contri, L'ordine giuridico del linguaggio, Sic, Milano
2003) |
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1 marzo 2006:
In viaggio
con mia moglie e curiosando nell'opera di frate Antonio da Padova, leggiamo una
lettera autografa a lui scritta da Francesco di Assisi.
Inizia: "Mi piace che tu faccia..." e finisce: "stai sano.".
Li giudico un buon inizio e una buona conclusione, tra soggetti che si
stimano. |
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14 febbraio 2006:
S. Valentino... Sarà opportuno iniziare appena possibile ad accorgersi che
sono un vero insulto al rapporto le
frasi del tipo "non potrei vivere senza di te !"...
A quando l'amore come
supplemento ?
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2
febbraio 2006:
La ragione
è desiderio di una conclusione... con soddisfazione... |
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1 gennaio 2006:
" Tanti auguri ! "
?
Se presagi ricevuti dagli dei, presagi di gioia o presagi di sciagura ?
Un nuovo capodanno: Capo-di-beni o capo-di-danni ?
Per ri-iniziare, non occorre ripartire dubbiosi da uno, ma riprendere
iniziativa con l'altro. Come ha scritto G.B. Contri: Buoni anni.
Gianpietro Séry |
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20 dicembre 2005: Riporto dal Sito Web di Studium
Cartello una bellissima frase di Freud: "Amore mio caro,
(…) Un altro quadro mi ha incantato, il "Cristo del tributo" di Tiziano,
che conoscevo già ma senza averlo notato particolarmente. Questa testa di
Cristo, mia cara, è la sola verosimile che possiamo pensare avesse un tal
uomo. Mi è sembrato, anzi, di dover credere che egli fosse stato davvero
così importante, perché la sua rappresentazione è così riuscita. E in
tutto ciò niente di divino, un nobile volto umano assai lontano dalla
bellezza, e severità, interiorità, profondità, una mitezza superiore, una
passione profonda; se tutto ciò non si trova in quel quadro, allora non
esiste la fisiognomica. L'avrei portato volentieri via, ma c'era troppa
gente: inglesine che copiavano, inglesine che stavano a sedere e parlavano
sottovoce, inglesine che camminavano e guardavano. Dunque me ne sono
andato commosso... " (S. Freud,
Lettere alla fidanzata, 20.12.1883) |
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1
dicembre 2005: Ancora " Moby Dick " di Melville (e sempre "Psicologia
delle masse e analisi dell'io" di Freud). "... Davanti ad Achab erano
come dei ragazzini... faceva cenno a Starbuck di allungargli il
piatto, il primo ufficiale riceveva la carne come se ricevesse
un'elemosina e la tagliava con tenerezza, sussultando un pò se per
caso il coltello strideva contro il piatto, poi masticava
silenziosamente e inghiottiva con molta circospezione... quei pasti in
cabina erano in certo modo solenni, e venivano consumati in un
terribile silenzio. Eppure il vecchio Achab non proibiva la
conversazione a tavola: solo che lui rimaneva muto." Quanto a Flask:
"... se si fosse servito da sè a quella mensa, di certo poi non
sarebbe mai più stato in grado di tenere alta la testa in questo
onesto mondo; eppure, strano a dirsi, Achab non glielo aveva mai
proibito, e se Flask si fosse servito da sè... non se ne sarebbe
neppure accorto." Ovvero: soggezione, obbedienza, vergogna (mancanza
di Legge), comando, annullamento dell'iniziativa... Sono di Freud la
frase: "La massa è un gregge docile che non può vivere senza
padrone... ". E l'altra: "Dallo stato di innamoramento all'ipnosi il
passo evidentemente non è lungo... assenza di senso critico...
cessazione di ogni iniziativa personale... paralisi..." |
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20 novembre 2005: " Moby Dick " di Melville (e penso
a "Psicologia
delle masse e analisi dell'io" di Freud): "Come mai rispondevano così tanto alla furia del vecchio Achab ? Da quale
perversa magia erano possedute le loro anime, se a momenti il suo odio
sembrava quasi il loro e la Balena Bianca pareva un nemico che anche loro
detestavano ?..." |
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1 novembre
2005: Oggi mi è capitato di rileggere alcune righe di Freud che
riguardano la scuola. La novità del suo pensiero rispetto al pensiero povero
dominante nella scuola di oggi è evidente. Basterebbero a ricapitolare tutto
ciò che si dice su "scuola" e "adolescenza".
Scrive Freud: "riemergeva la nostra vita dai 10 ai 18 anni con i suoi
presentimenti e i suoi errori, le sue trasformazioni dolorose e i suoi
esaltanti successi; riaffioravano alla mente i primi sguardi rivolti a
una civiltà tramontata (destinata, almeno per me, a divenire in seguito
fonte di inesauribile conforto nelle lotte della vita), i primi contatti
con le scienze, tra le quali credevamo di poter scegliere quella a cui
offrire i nostri servizi, che sarebbero risultati certamente
inestimabili. E a me sembra di ricordare che tutti quegli anni erano
stati percorsi dal presentimento di un compito che in un primo tempo si
era delineato appena, e che aveva infine trovato la sua aperta
espressione nel mio saggio di maturità, dove avevo dichiarato
l'intenzione di contribuire, nella mia vita, allo sviluppo del sapere
umano... E' difficile stabilire che cosa ci importasse di più, se
avessimo più interesse per le scienze che ci venivano insegnate o per
la persona dei nostri insegnanti... la via delle scienze passava
necessariamente per le persone dei professori... in fondo li amavamo
molto, se appena ce ne davano un motivo; non so se tutti i nostri
insegnanti se ne sono accorti... Questi uomini, che pure non furono
tutti dei padri, diventarono per noi sostituti del padre. E' perciò che
ci sono apparsi così maturi, così irraggiungibilmente adulti...
Abbiamo trasferito su di loro il rispetto e le attese che nei nostri
anni infantili avevamo nutrito per il padre onniscente, e poi abbiamo
cominciato a trattarli come trattavamo, a casa, i nostri padri. Abbiamo
assunto nei loro confronti lo stesso rapporto ambivalente che avevamo
acquisito in famiglia..."
(Tratto da "Psicologia del ginnasiale", 1914. Freud era entrato nel 1865,
Freud al Leopoldstädter Kommunalreal-und
Obergymnasium, conosciuto comunemente con il nome Sperlgymnasium, dal
nome della strada dove era collocato, Sperlgasse). |